Chirurgia protesica dopo il tumore alla prostata, Piacenza fa scuola a livello nazionale

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Chirurgia protesica dopo il tumore alla prostata, Piacenza fa scuola a livello nazionale

Dopo il cancro l’impotenza. Ogni anno questo problema affligge migliaia di italiani che, a seguito di un intervento di asportazione radicale della prostata, possono avere deficit erettile.

Il disturbo condiziona pesantemente la qualità di vita e il rapporto di coppia. Se le terapie con farmaci sono inefficaci, la soluzione definitiva è l’impianto di protesi peniene di ultima generazione, che consentono il ritorno a una normale sessualità.

In questo campo l’Andrologia dell’Azienda Usl di Piacenza, diretta dal dottor Stefano Fiordelise (nella foto), fa scuola a livello nazionale. In particolare, l’ospedale di Castel San Giovanni è riferimento per la chirurgia protesica peniena, riconosciuto dalla Società Italiana di Andrologia (SIA).

Le tecniche utilizzate dall’equipe del dottor Fiordelise saranno protagoniste il 12 aprile del corso NASA (National Academy of Surgical Andrology). Una giornata di full immersion nella chirurgia andrologica protesica per giovani andrologi selezionati dalla Società scientifica.

Il dottor Fiordelise eseguirà interventi di alta specialità, tra i quali l’impianto di protesi peniene per la disfunzione erettile. “Si tratta – spiega l’esperto – di un’iniziativa nazionale della SIA, nata per favorire il perfezionamento chirurgico e diagnostico in andrologia rivolto ai giovani specialisti e al fine di incentivare e far conoscere i vantaggi di questi impianti”.

Sono circa 3 milioni gli italiani over 50 affetti da impotenza, conseguenza indesiderata dell’asportazione radicale della prostata. “Questo intervento – spiega Fiordelise – nonostante le tecniche laparoscopiche, robotiche e la nerve sparing che risparmia i nervi dell’erezione, causa comunque impotenza in circa il 30-40% dei pazienti. Per tornare al vigore sessuale di prima e quindi tornare ad amare pienamente, la soluzione definitiva è l’impianto di protesi peniene di ultima generazione. Rispetto a quelle del passato, le tricomponenti inducono un’erezione simile a quella fisiologica”.

“L’impianto della protesi – continua l’esperto – è un intervento sicuro e si effettua con l’inserimento, all’interno dei corpi cavernosi del pene, di due tutori espansibili. L’uomo può ottenere un’erezione, che ha la stessa sensibilità e capacità di orgasmo presenti prima dell’intervento”.